I SOTTERRANEI DI PARIGI

Le strane apparizioni nella metrò di Parigi fanno risvegliare Araxe dal suo sonno millenario....ma da cosa sono prodotte? Da una forza esterna o dai spaventosi incubi del nostro inconscio?


TESTI: L. Mignacco
DISEGNI: G. Piccininno  
COPERTINA: E. Riboldi


Questo numero segna l'esordio di Mignacco ai testi e il ritorno di Araxe, di cui si erano perse le tracce dal n. 20. Una storia riuscita? Ahimè, non del tutto.  Ma andiamo per ordine.
L'idea della fermata "fantasma" della metropolitana, pur non essendo certo una trovata originale, è rivista in modo piuttosto interessante (la grotta di iniziazione dei druidi, la manifestazione del proprio inconscio): in fondo è quello che importa. Anche il mistero dell'inafferrabile killer della metro, apparentemente scollegato dal plot principale, presenta spunti veramente validi.
E allora cosa c'è che non va in questo albo? Diciamo che, entrando nei dettagli, queste idee non si materializzano in qualcosa di altrettanto intrigante e interessante: anche il risveglio di Araxe, avvenuto peraltro in maniera troppo brusca, a mio parere, e il suo successivo intervento nella storia non sembra essere particolarmente incisivo, tanto che si limita a fornire un "bollettino" sulle misteriose apparizioni (se escludiamo il breve "incoraggiamento" a pag. 71). Lo scontro fra Harlan e la sua seconda personalità non mi ha convinto a pieno, anche se lo spunto di base era più che valido; anzi, devo dire che ho avuto difficoltà a collegare l'Elisir del Diavolo a questo conflitto fra personalità (ma ciò probabilmente è un problema mio, non dell'albo!), specialmente riguardo alla "riappacificazione" finale: infatti, mentre all'inizio non mi aveva convinto granchè, a mente fredda (e soprattutto rileggendo l'albo!) sono giunto alla conclusione che tale riconciliazione avesse effettivamente fondamento, ma sarebbe riuscita meglio se la si fosse potuta rappresentare in più di una pagina (ma mi rendo conto che le pagine non aumentano proporzionalmente al numero degli spunti narrativi!). Una vera e propria caduta di stile, inoltre, si verifica nell'epilogo, principalmente a causa della frase finale di Angélique, che non fa che esplicitare inutilmente e in maniera retorica uno dei temi principali della serie (il conflitto di personalità del Dampyr): a mio parere è meglio che sia il lettore a porsi spontaneamente interrogativi di questo tipo in modo tale da aumentare il mordente della storia stessa.
Ad essere sinceri, nonostante tutte le critiche precedentemente espresse, questo albo non è da buttar via, anche se si discosta (in negativo) dalla media della serie: se il lettore non si aspetta grandi cose da Araxe e lascia passare certi fastidiosi particolari il fumetto può far trascorrere piacevolmente il tempo della lettura, ma non entra di certo a far parte dei migliori albi di Dampyr: non voglio farne una tragedia, anche perchè non tutte le ciambelle riescono col buco, ma,
siccome mi piace vedere come disegnatori e sceneggiatori diversi si destreggiano con lo stesso personaggio, mi è spiaciuto che Mignacco non sia riuscito a fare di più. Forse non ha avuto l'occasione per "immergersi" a pieno nello spirito della serie, o chissà cos'altro: non lo so e non sta a me saperlo. Apprezzerei sicuramente il fatto che gli fosse offerta una ulteriore occasione per mostrare pienamente la sua abilità sulle pagine di Dampyr.....



PERSONAGGI:

Araxe: Non nascondo il fatto che la bella vampira dormiente sia uno dei miei personaggi secondari preferiti. Conseguentemente, non ha mancato di procurarmi una punta di disappunto il fatto che le sia stato riservato un ruolo così marginale: probabilmente la sua presenza era pressochè inutile, ma forse era funzionale per il prossimo albo, in cui, è certo, svolgerà un ruolo ben più importante.

Victor: Il ruolo attivo che svolge all'interno della storia è pressochè inesistente; ma è evidente che la trama non lo prevede se non come personaggio marginale e va bene così. Interessanti sono gli oggetti presenti nella sua stanza, che lo caratterizzano più di qualsiasi discorso: un vinile del grande cantautore francese Brel Jacques, "Les amours jaunes" di Corbière, manifesti vari di ispirazione anarchica, vino e sigarette!

Angélique Marais: Sicuramente il personaggio secondario più importante della storia; a prima vista sembrava che fra Angélique e il Dampyr potesse sbocciare l'amore (un altro?), ma evidentemente così non hanno voluto gli autori, anche se è possibile che in seguito......
A parte questa introduzione da love-story, è chiaro che, in una storia fortemente improntata sull'aspetto psicoanalitico dei vari personaggi, Angélique sia, almeno da questo punto di vista, un personaggio complesso: come è successo per altri personaggi, è risultato interessante collegare le visioni di Angélique con le vicende personali che le hanno causate.

Anne Marais: Personaggio di gran lunga meno importante (e interessante) di Angélique, Anne è chiaramente funzionale alla caratterizzazione della figlia: il suo girovagare per le strade e i sotterranei di Parigi e l'e-mail inviate alla figlia sono solo parzialmente giustificate dallo stato in cui si trova dopo aver assistito alle visioni prodotte dal suo inconscio. Per farla breve, è un personaggio che non mi è piaciuto granchè.

Cesar Bénoit: Il vecchio dipendente della RATP in pensione è invece uno delle figure più accattivanti del numero, a mio parere: in questo caso l'effetto provocato dallo "scontro" con il proprio inconscio è negativo: le sue paranoie (già in precedenza presenti in abbondanza, come si deduce dai suoi pensieri di pag.30-32) non fanno altro che ingigantirsi fino a indurlo a diventare una sorta di "guardiano" di ciò che è sempre stato il chiodo fisso dei suoi pensieri: la metropolitana per cui lavorava. Appostato nel mezzanino in attesa di scorgere, seguire e giustiziare coloro che non pagano il biglietto, il vecchio Cesar rappresenta l'unico esempio di effetti totalmente negativi delle visioni.

Prof. Amrhai: Anche questo personaggio non mi è dispiaciuto; in questo caso, le visioni del tranquillo professore non mostrano solo le sue paure, ma anche ciò che vorrebbe diventare. Ne farà le spese Harlan. Peccato che la sua personalità non sia stata maggiormente approfondita.

Jan Vlaminck: Sulla carta Jan dovrebbe rappresentare un personaggio pressapoco sulla stessa linea di pensiero di Victor; in realtà questo ex-prete funge soltanto da guida per Harlan fino al momento dello scontro con il proprio inconscio. Se non fosse comparso, la storia non ne avrebbe certo risentito.

Mauvard: Mi aspettavo grandi cose da questo tipetto furbo e profondo conoscitore della metropolitana e dei suoi segreti, invece è stato quasi subito fatto fuori. Peccato: avrebbe potuto ricoprire con onore il "posto" di Jan come guida dei sotterranei.


AMBIENTAZIONE E VARIE: Dato che questo numero era incentrato sulla metropolitana parigina, non mi sono stupito n
Linea 4otando che della ambientazione "di superficie" non veniva rappresentato granchè (Alla prima lettura di veramente caratteristico ho notato due vedute in lontananza di Notre-Dame). Poco male: in fondo la storia non era dedicata ai monumenti della capitale francese, bensì alla sua metropolitana, della quale non si può che apprezzare il realismo con cui quest'ultima è stata rappresentata: i nomi delle stazioni sono auteMetrontiche. Per la precisione, la fermata fantasma è fra Saint Germain des-Prés e Odéon (vedi figura, ma sembra, almeno se si considerano veritiere e non frutto della distrazione le affermazioni di Anne e Amrhai a pag. 8 e 21 , che ci sia un'altra "fermata fantasma" fra Chateau d'Eau e Gare de l'Est o Strasbourg Sant-Denis.




DISEGNI: Ho occasione di apprezzare sempre di più i disegni di Piccininno, in costante "ascesa": decisamente apprezzabili sono i primi piani (soprattutto quelli di Harlan) e le fermate delle stazioni fantasma ; non altrettanto validi sono invece le scene meno ravvicinate e, in alcune tavole, i giochi luce-ombra.
Fra le "chicche" (in senso positivo!) possiamo sicuramente citare il maestoso drago di pag. 35 e la grandiosa entrata in scena di Harlan di pag. 85 (in particolare l'ultima vignetta!)
In definitiva, si può affermare che in "I sotterranei di Parigi" troviamo un Piccininno migliore di quello de "Il vampiro di Highgate", ma ciò non significa che sia precluso ogni margine di miglioramento.


COPERTINA: Bella e dinamica. Peccato solo non ritragga una scena importante della storia (e qualcuno potrebbe obiettare che non è mai accaduto che Harlan sparasse ai licantropi che avevano spaventato il Prof. Amhrai!); forse schiaffarci una scena del combattimento di Harlan con il suo "doppio" sarebbe stato più suggestivo, anche se probabilmente sarebbe risultata meno adatta ad un fumetto Horror in generale.
In ogni caso, complimenti a Riboldi per la sua continua ascesa: a quanto mi è dato di vedere, anche la prossima copertina non è affatto niente male!

 

VOTO DA 1 A 6: 3.5  Nonostante l'idea di base possa risultare interessante, l'albo presenta, per vari motivi, alcune cadute di stile. Buoni disegni, che presentano però ancora dei margini di miglioramento.



LA FRASE: "C'è un filo rosso che unisce tutti gli orrori del mondo...seguilo e arriverai in fondo al cuore dell'uomo!"
(Victor ad Harlan,  pag. 51)